Oggi è virtuale

Perché spesso e volentieri che torno a casa, le ombre si sono già mangiate il giorno, l’aperitivo, la cena e tutto quanto.
Perché non raro che volutamente entro in casa facendo ben attenzione a non posare lo sguardo sul fornello in cucina, dove a fiamma lenta cuoce il mio essere mamma.

E così glielo tiro su uno spuntino, perché alle nove passate di sera non ho fantasie per una cena; mi avvio a far spola tra camera e bagno, intenta a spogliarmi e a mettere in ordine quel poco che non son riuscita a sistemare la mattina prima di uscire.
Perché sono una pigra maniacale. Ovvero non le vorrei mai fare le cose, ma ho la mania che la mattina non esco di casa se non è sistemata.

E mentre per cinque minuti tento di non chiudere gli occhi sul letto, perché devo preparare il sacco per la lavanderia del giorno dopo che a distanza di ore sta ancora in macchina, perché sì il tempo oggi lo avrei anche avuto, ma ne ho avuto di più di scuse per non andarci.
E mi annoio a far la lavanderia, semplice, ma domani devo assolutamente.

Proprio quando la mia palpebra tranciava le ombre dal mio viso, squilla il cellulare. Sapevo benissimo che ora era, non più tardi delle nove e mezza di ieri sera, ma la mia mente va in affanno quando strappata con violenza dalla suoneria.
Un mezzo giro, credo non di più, sul letto e acciuffo il cel, leggo il numero del chiamante: una delle poche persone che non mi infastidisce se e quando chiama, lasciando stare l’orario.
Una conversazione davvero breve, quel tanto che è bastato a farmi diventare gli occhi lucidi. No, non piango facilmente, credo d’aver una disfunzione ai dotti lacrimali, però non vuol dire che non mi commuova o che non prova umanità di sentimenti verso gli altri.

Vabbè forse sto amico ha saputo toccare le mie corde, forse sentirmi dire da lui che la prossima volta che so di rientrare tardi la sera io lo debba avvisare, perché mi cucina lui la cena e me la porta lui, in una pentola dentro una busta della spesa, fin sotto casa..
Mi commuovo col cibo cotto per me, tutto qua.

Sempre la vostra sola
ec

 

 

 

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Scende lo spirito

Sono alla pompa di benzina, finisco di fare rifornimento e mi si avvicina uno sconosciuto che è appena uscito dal bar della stazione di servizio.
“Come va? Volevo dirti che hai due occhi che sono due mandorle”.
Lo guardo e devo alzare il viso per farlo, mi sovrasta d’un bel po’, cappello riccio rosso, occhi nocciola-verdi.
O almeno credo sia questo il loro colore, perché mi soffermo a guardagli le guance con le venette rosse in evidenza.
Sospiro, sorrido di quel sorriso aziendale di circostanza e non faccio a tempo a dire ‘a’ che lui continua “madonna santa hai un sorriso che uccide, ti guardavo prima dal bar”.

Domanda, perché quando trovo un giovine che prende coraggio nel venirmi a conoscere, questo è appena andato alla fonte a ispirarsi? Provo ad avvicinarmi per annusargli l’alito, lui fraintende ma a me non interessa quello che lui pensa.
Lui allunga la mano e la posa sul mio braccio, gliela afferro e finalmente riesco a inserire un mio discorso nel suo monologo “scusa, ma ci conosciamo?”

Non lo avessi mai fatto, che parte il disco rotto “ti pare che se ti conoscevo prima non avrei spaccato il mondo perché tu fossi la mia donna? e bla bla bla..”
Apprezzo lo spirito d’animo, seppur alcolico, ma il fatto di catalizzarne l’attenzione ci sono giorni che reggo bene, giorni no.

In vino veritas, sempre.

in-vino-veritas

 

 

Try and rebuild it

Il bello di scrivere qua è che cestino bozze a manetta. Ovvero scrivo per me stessa, lascio lì un paio di giorni, torno a leggere e penso “che cretinata ho scritto?”.

E’ un guazzabuglio di pensieri (ultimamente) e di emozioni e di esperienze. E’ che vorrei tanto far la sciantosa, magari un po’ riesce, ma metterlo nero su bianco spengo ogni luce di ribalta.

Tant’è.

Unico evento che spicca in questa mia vita monotona è di stamane: stavo al bar, mangiando (molto) felicemente la brioche con la marmellata, chiacchierando col gestore su quali banche siano più o meno affidabili al momento, quando entra un ragazzo, alto alto, carino carino, ma quello che più aveva di bello era lo sguardo, sorridente e scuro, da buono (oltre che figo) insomma.

Il ragazzo chiede alla barista se ha una brioche col cioccolato, la tipa risponde di no e morta lì.

Rewind

Ieri ero sempre (casualmente) in questo bar, c’era il loro fornitore che stava compilando l’ordine… allungando l’occhio vedo  “brioche ai tre cioccolati”… chiesi al fornitore se questa era stata ordinata, lui “no”.
Al suo no ho guardato il gestore, lui ha sbuffato, s’è rivolto al fornitore e gli ha detto “mettimela in ordine”, poi guardando me “che così venerdì le trovi, contenta?”.

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Così, stamane, quando la barista ha risposto di no al ragazzo, lasciando morire il discorso, ho abbandonato per un attimo le chiacchiere col gestore, mi sono rivolta al ragazzo e gli ho detto “ma se torni domani, trovi la brioche ai tre cioccolati”, lui ha sorriso (stile facciamo i sereni con le pazze) e m’ha garantito che domani torna.

La vita, a volte, mi relega momenti di marchette e macchiette, in modo alternato: colazione pagata e complimenti del gestore per il marketing da quattro soldi che ho fatto.

Lo so, dovrei imparare a contare fino a 100, prima di abbordare le persone, ma confido nella loro comprensione verso il genere umano. E poi, diciamocelo, per me (in quanto donna) è difficile farmici mandare a quel paese dagli sconosciuti.

Visto? Scrivo cretinate!

Ma posslargeo garantire che la mia testa voleva esplodere pensieri sui temi attuali, che riassumo brevemente:
utero in affitto? NO, sì occhei, io sono madre, ho partorito, ho coccolato per circa nove mesi sto fagiolo dentro di me. Eppure NO, per alcuna convinzione religiosa, ma per accettazione d’un limite naturale. Se non avessi potuto, non avrei spinto la mia natura.
unioni civili? SI, non capendo l’ottusità che ancora ci impantana nel 2016.
figli alle coppie dello stesso sesso (scrivo politicamente corretta)? SI, ma non tramite la PMA (e questo anche per le coppie etero), per il discorso che ho espresso prima. Sì occhei, le strade per l’adozione sono un labirinto, che talune volte portano a drammi, a inconclusioni. Ma, a volte, sono le battaglie, il sale della nostra vita.
sanremo2016… 250.000 € per la Pausini (scusate, ma da dieci anni a sta parte non la reggo proprio, musicalmente parlando)e 300.000 € per lo scaccolone britannico (per carità bravissimo emozionantissimo) e 500.000 € per Conti (di nome e di fatto) e bla bla e poi a luglio devo pagare il canone rai.. bah.

 

 

 

Sono resistente all’idiozia (fino un certo punto)

Mi devo ricredere.

Nel passaggio di piattoforma, dopo cinque anni di blogspot, avevo l’incertezza sullo spessore di wordpress. Perché leggiucchiando di qua e di la, bho vuoi per le impostazioni leggermente differenti, vuoi per il taglio meno informale dei vari blog, avevo il dubbio che wordpress fosse troppo per me.

Sono pratica, veloce, non amo soffermarmi sui finti commenti o pseudo letture giusto per un like in più: così mi sembrava che qua tutte queste bambinate non governassero l’incipit della scrittura (cosa che purtroppo non si è riscontrata).

Altra cosa di  blogspot erano i vari premi, che si passavano di mano da autore ad autore: solo mero marketing a costo zero, per cercare visibilità, maggior commentatori e bla bla (noto che pure qua non stiamo messi male eh).

Per fare un paragone, puramente soggettivo senza nulla voler togliere o nulla voler aggiungere, blogspot lo raffiguravo come il bar dell’angolo, dove entri e manco serve che ordini il caffé, che già te lo ritrovi sul bancone, bello caldo nella tazzina. Mi può andare bene la prima volta (la sorpresa ha sempre i suoi fattori positivi), la seconda volta cala la magia (risulta così scontato cosa voglio ordinare?), alla terza cambi bar.

Cambi bar e decidi di far vedere chi sei! Col cazzo che il tuo euro del caffé lo spendi con chi non lo apprezza! Così per far vedere a te stesso cosa sei, decidi di cambiare locale, ma proprio nel genere. Te ne entri in uno di quei locali fighi, che non capisci se è una mezza via tra un bar o un ristorante, non sai se avvicinandoti al bancone fai bene o fai male. Quindi ti siedi al primo tavolino e aspetti di fare la tua ordinazione. E aspetti, arriva finalmente il cameriere e ti sorprendi a guardare il suo sopracciglio alzato quando chiedi solo un caffè!

Bhe, io sempre un euro c’ho in tasca, sempre quello son disposta a spendere. Quando alla fine ti alzi e te ne esci dall’enigma del posto, ancora dubbiosa sul fatto che forse dovevi ordinare un’aragosta e champagne solo per placare lo sdegno del cameriere, ecco proprio in quel preciso istante hai deciso che domani ci ritorni in sto locale e ordinerai ancora un solo caffé. Perché il locale deve servire a me, non viceversa.

In sunto.

Mi son scrollata di dosso il dove scrivo, l’importante è che scrivo. Per me.

Son riuscita a far perdere le tracce di quei lettori/commentatori che mi risultavano sgraditi, nel loro modo di approcciarsi: mi stanno allegramente in culo coloro che invece di rispondere in pertinenza al post che ho scritto, rispondono al commento d’un altro lettore. No, ma grazie al cazzo, andate rompere le balle da un’altra parte.