Non so perché, ma abbiamo parlato di angurie.
In piedi, a fumarci la sigaretta, fuori al freddo. Discorsi sciocchi di persone che poco si conoscono, ma piuttosto che tirare fuori sempre il meteo, ci siamo persi sulla sua bontà.

E niente, la testa mi è andata in blocco. Perché sta fetta immaginaria di cocomero ha riattivato ricordi. Immagini di un passato non così lontano, che mi hanno fatto venire i brividi più dell’aria gelida che scendeva dalla vallata.

Annuivo ai discorsi, ma non c’ero. Stavo su quel pezzo di anguria che mi scendeva in gola, tempo fa, tra una domanda che avrebbe potuto cambiarmi la vita. Con quel pezzo che era arrivato dentro la mia pancia, mentre rispondevo ‘no’, delineando quella strada che mi ha portato ad oggi. A fumarmi una sigaretta, un po’ al buio, con una persona conosciuta da poco.

E mi sono guardata attorno. La penombra in cui stavo mi ha messo ansia. Preferisco il buio totale, che mi avvolge e mi nasconde.
Ho imparato a starci bene, dopo un’infanzia passata a temerlo. Rendi complice il tuo nemico, usalo, fallo tuo.
Ma se alzo lo sguardo verso la luce vedo solo nemici.
L’uomo, è veramente nato per non stare solo? Sì. Ma pecchiamo nei nostri limiti, raccontandoci bugie.
Finita la sigaretta siamo rientrati, entrambi con la convinzione che fuori faceva davvero troppo freddo. Ma non era l’aria, era altro.

In questi giorni ho ragionato sul ruolo che hanno i sentimenti nella vita delle persone.
Se io provo odio o amore, verso altra persona, a catena genero emozioni.
E mi sono chiesta quali io subisca passivamente, da altri.
Perché mi racconto sempre che sono libera, ma non è vero. I condizionamenti troveranno casa sempre, in me, te e chissà chi altro.

C’è troppa velocità, nel prendere e gettare le persone. Ma ci sta, se c’è consapevolezza. Non capisco la mancanza di responsabilità che si può generare.
Ad esempio, perché non difendere una persona, che se anche per un briciolo di tempo, ti ha dato piacere aprendoti le gambe? Perché non fare nulla per fermare il fiume di onta che la sta travolgendo?

Si può voltare lo sguardo dall’altra parte se vedi sofferenza? Sì. Si fa.
Ma non me ne capacito. Ma non mi lascio turbare finché vedo che queste cose accadono agli altri. E allora torno a pensare a tutte quelle cose dette su di me. Una sull’altra le etichette prese, ma perché?

E poi ragiono sulle mie lacune. Mi manca il dono della scrittura vera. Mi manca quel livello di intuizione che mi avrebbe permesso di coprirmi le spalle. Ma quando stai in difetto, metti in risalto altro di te.
Non mi manca la curiosità, che si traduce in spirito di osservazione.
Falsamente, a volte, mi faccio passare per una dalla memoria corta, perché trovo sempre quel soggetto che, magnanimo, mi guarda e mi rispiega. E nella seconda versione ci sono dettagli nuovi, conferme implicite.

Ho voglia di farmi cullare, dentro la carrozza di un treno. Osservare le persone e non sentire i loro discorsi. La gestualità è una strada invisibile che ti porta dentro le loro vite.

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