Spifferate alla vostra mente, che si può anche voler bene

Ho bisogno di riflettere, chiudere gli spifferi della mente, cercando il silenzio.
E poi fallisco ogni progetto, non resisto a infiltrarmi in situazioni non mie, sfociando a volte anche nell’orribile cacofania.
Allungo la mano sinistra, dito medio alzato, mentre con la destra prendo il cellulare di una donna, stufa della conversazione che non sapeva  come chiudere.
Mi appoggio il cellulare all’orecchio, cercando di capire chi sta ‘di là’.
Ascolto quella voce, lontana centinaia di chilometri. Così troppo importante per me, che di troncarle il chiacchiericcio non ne ho proprio voglia.
Solo al mio ‘ciao’ capisce del cambio, la sento esplodere in una risata e, per come la conosco fin troppo bene, non riprende il discorso da dove l’aveva lasciato, ma dall’inizio.
E mi cullo, accendo la sigaretta, mi appoggio al muretto della terrazza, ascolto strappando distrattamente i petali di quei gerani ancora coraggiosi a metà ottobre.

Sento che sta per esaurire i suoi argomenti, ma non voglio lasciarla, sospingo le frasi che escono morbide dalle labbra, ridacchio, lì in piedi tra me e lei.
So che mi ‘adora’, so che non lo dirà mai sfacciatamente per non turbare altri animi.
E come mai potrebbe non avere un pensiero dolce in più, verso me, sua complice nello smezzare una sigaretta, io che le allungo l’accendino con la fiamma pronta, lei che mi infila in bocca un pezzetto di cioccolato?

Mutano le persone, si conoscono in un tempo lontano. Io all’epoca sembravo, ero, una bambina e lei una donna. Ora siamo due donne che si abbracciano strette, quando possono.

Sento un abbandono crescere dentro quando lei mi avvisa che chiude la telefonata, annaspo in cerca di un altra stupidata per tenerla con me. E mi blocco, basta così.

Le prometto che andrò. E lo farò.
Perché mi piacciono le levatacce che mi portano da lei. L’arrivare e trovarla sempre di vedetta, in attesa che mi veda sbucare da quel sottopasso che sempre meno mi piace quando devo ripartire per tornarmene a casa.

E solo aver chiuso la telefonata capisco che non sentivo più gli spifferi nella mente.

p&l

 

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