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Quale bambina non sogna di incontrare il principe azzurro?
Non era azzurro, ma era Carlo, il figlio maggiore della regina Elisabetta, 68nne di chiaro vestito, addobbato con mostrine militari e bastone da montagna in mano.

Si è materializzato in quel delle 52 gallerie, sul Pasubio. Atteso, attesissimo, in una location che han voluto mantenere il più ‘sterile’ possibile, per motivi di sicurezza, ma io c’ero, col cartellino dell’accredito che sventolava sul mio petto, spinto e rispinto dall’aria fredda d’inizio aprile.

Ho realizzato poi tutto, seppur quel sabato pomeriggio l’ho vissuto con ogni particella tirata allo spasimo. Su tutto, allegria da parte mia. Tanta, ma propria, emozione che palpava ogni centimetro di quella mulattiera costruita dall’esercito italiano nel 1917, sotto il fuoco austriaco.
Perché se è vero che nel 2017 si respirava un’aria di attesa e trepidazione per la venuta del futuro, forse, re d’Inghilterra, non riuscivo ad allontanare il pensiero che 100 anni prima su quel monte roccioso, tra quei boschi, s’è consumata una guerra.
Fatto sta che è arrivato lui, il principe del Galles. Fatto sta che mi son trovata ad essere una dei 4 autorizzati a scarpinare con lui sui sassi delle strada delle 52 gallerie, ad immortalare ufficialmente l’evento.

Ma questo è già passato, già documentato con foto e scritto, i pass li ho messi via come prezioso ricordo. Su tutte le foto che ho fatto, questa quella che più, anche se imperfetta, lo so da me che sarebbe da cestinare, ma … perché stavo accucciata avanti a lui, mentre dietro di me sentivo uno della sicurezza che mi sollecitava a spostarmi, che ha tirato un sospiro di sollievo quando mi son rialzata.

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E che dire delle due ore di attesa, tra un suo impegno e l’altro. Lunghi ed eterni 120 minuti in cui ho chiacchierato col primo che mi veniva a tiro, ed erano solo militari, solitamente muti come indiani, ma quel giorno era speciale anche per loro, quindi ho ascoltato la storia del basco azzurro dell’Aves, seduta in elicottero sul posto che poco prima aveva occupato il principe Carlo.
E ho potuto fumare, dopo che avevo beccato uno della polizia di stato a farlo: “Ma fumi qua?”, non volendo accusarlo ma prendere aggancio per fumarmi una sigaretta con lui, cosa che dio volendo son riuscita a fare.
Tante, tantissime altre scene, ma mi manca la fantasia giusta per raccontarle.

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