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Stamane solita ora, 6.30, suona in modo soffice la sveglia ma non ce n’era bisogno, stavo già in piedi. Già fumata la prima sigaretta al buio, intuendo l’alba che avanzava alle mie spalle.

“Smetti di fumare”, me lo dicono in molti in tante occasioni del giorno. So che fa male, so che … Ma quei minuti sono solo miei, privati, vietati a chi dico io: a tutti.
Mi si può disturbare finché lavoro, non tanto quando leggo, ma mai finché mi isolo con la sigaretta in mano. Articolo frasi che spesso non avranno mai un eco, pianifico poco, spesso e volentieri mando a fanculo chi volente o nolente mi da noia.

Stamane solita ora, 7.00, sveglio l’adolescente e parte la solita storietta di ogni santa mattina, da sotto le coperte mi chiama “mamma vieni qua” , ci vado sempre, sorridendo tra me e me, sapendo già cosa mi dirà poi quando allungherò una mano a scompigliarli i capelli “mamma brutta ora va via”.
E’ un rituale che so bene un giorno finirà. Ci penso spesso se lo vizio o lo coccolo troppo, perché l’amore può anche essere troppo, come l’altro giorno quando mi ha detto “mi è stato rubato l’ombrello a scuola e so chi è stato”. Io reagisco sempre alla mia:  male”chiamalo e fattelo dare”, “no mamma, lo becco domani con calma”. La sua calma, così sconosciuta in me, lo ha fatto tornare a casa il giorno dopo con l’ombrello.
Lui pondera, io invece pratico, anche la guerra. Non mi importa quasi mai il mezzo, penso al fine.

Sì, mi devo levare dalla testa che non sarò mai l’ombra di nessuno.
Tanto meno sono una samaritana che fa le cose per nulla, ma ci sono momenti in cui devo chiedere, altri no.
Perché poi talune volte ti confronti con persone che fanno così tanto, per gli altri, mentre io non batto ciglio, o forse lo batto ma non lo sponsorizzo. Non fa parte della mia natura mettermi in mostra per quello che faccio (poco che sia chiaro), mentre vedo idioti allo stato puro passarmi avanti.

So bene che ci sono molte più persone furbe di me, ma sti cazzi, chi s’approfitta di me personalmente o nel lavoro pagherà tutto in medicine.

Il tipo che aveva sottratto l’ombrello a mio figlio è una specie di bullo, ora capisco perché il pupo abbia preferito evitare un contrasto acceso, preferendo la strada dello sputtamento diretto, viso a viso pubblicamente.

Non smetterò mai di preoccuparmi per mio figlio, ma è giusto che lui si faccia le sue di ossa, gestisca a modo suo le questioni. Viceversa io non smetto di controllare a distanza, preparando boicottamenti a chi mi tocca il bene più prezioso.
Chiaro.

Intanto mi programmo viaggio, per staccare tutti e due la spina.
p&l
LaP

 

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