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Ebbene sì quest’anno, per la prima volta nella mia vita, sarò rappresentante dei genitori.
C’ho messo sedici anni a formulare sta scelta, non vi dico la serata della riunione dove gli altri genitori si accapigliavano per prendersi per primi la penna, onde evitare il ripensamento della candidatura.

Metà ha votato me, l’altra metà ha votato per l’altro povero cristiano che con me s’è immolato per questa ‘buona causa’ che ad inizio di ogni anno scolastico vede i genitori mettere in campo  mille manovre per schivarla. E di brutto.

Abbiamo ottenuto, io e l’altro genitore, un plebiscito. Scusate eh, ma io di sta cosa ne vado fiera, adoro le spaccature. Glissiamo che sto giro è stata una cosa forzata, il bello è stato vedere scomparire in fretta e furia ipotetici rosari che gli altri sgranavano quando è stata formulata la domanda “chi lo fa quest’anno?”.
Adorabile vedere gli sguardi incollati ad osservare la minima crepa sui muri, notare come mai non si fosse vista l’enorme lim (lavagna interattiva multimediale.. lo specifico che poi vi fissate a chiedere) che prende la sua grande fetta di parete.

Sì dai, un po’ me la sono goduta. Perché ero già entrata all’inizio della riunione sapendo che mi sarei proposta, perché incanalata in questo ‘compito’ da mio figlio che, altrettanto generosamente (ma quando mai), quest’anno s’è fatto rieleggere rappresentante di classe.

No, non siamo sindacalisti, lo facciamo perché va fatto, così è stabilito.
Sebbene io ritenga corretto le figure dei rappresentanti di classe (ovvero ben venga un ulteriore e preciso e puntuale ragguaglio tra studenti e docenti), trovo inutile quello dei genitori.

Ma inutile non perché non serva, anzi. Ma non saranno i 3/4 appuntamenti all’anno che potrà delineare o riportare l’andamento o il comportamento della classe ai noi genitori.
Per questo ci sono così tante e semplici modalità, esempio parlare (punzecchiare il proprio figlio), controllare il registro elettronico (dio lodi sto grande fratello che mi evita non pochi impicci e sono aggiornata sull’andamento di mio figlio, non della classe ovviamente).
E infine i colloqui genitori/docenti: lì hai il polso della situazione, lì sai come e quando agire.

Detto ciò, tornando un po’ seria, ma secondo voi che non me la merito una pacca sulla spalla?

Sempre e fiduciosamente, La Sola e Vostra.

 

pv

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