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Perfetto, così almeno contribuisco al transito intestinale.
Mi acconto di essere accostata alle scaglie di cioccolato. L’adorato cioccolato mi salva in ogni circostanza, placa il mio nervoso e mi capisce come nessun uomo ha mai saputo.

Capitano giornate così, dove non pensi mai di arrivare ad aver assaporato completamente la varietà del genere umano. Persone che per apparire, saltellano nella folla convinte di far notare la propria testa. Se ne escono con accostamenti, frasi, pensieri, opere e azioni che sarebbero state più apprezzate se condite di un buon sano silenzio.

Abbiamo, io e voi tutti signori cari, il vizio di accostare per immagini cose (persone) che si risultano inafferrabili. Ricorro spesso, io non so voi cari signori miei, nell’usare in modo -troppo rasente l’abuso- alle parole per riempire queste teste vuote.
Puoi dire di tutto, è come aprire il secchio dell’immondizia e vomitarci dentro quello che ti passa tra testa e pancia, avendo ben attenzione di non toccare il cuore.

Sono giorni fatti così, gli ultimi miei di queste ultime settimane mie, dense di parole, parole, parole e ancora parole. E nessun passo avanti compiuto. Anzi sì.
Ho cambiato modo di agire, specie nel lavoro, non mi contorco più in inutile ghirigori verbali, punto i miei piedi (anche in circostanze che vedrebbero calare più propriamente la zappa sui miei piedi).
Ma ho deciso di smetterla coi compromessi, col temporeggiare, col dilungarmi in decisioni future che mai potrei onorare.

Parole scritte che mi vengono naturali, che se le devo pronunciare mi troverei le labbra incollate, perché non riuscirei a sostenere lo sguardo.
Non riuscirei pensavo.
E invece l’ho fatto.

Detto ciò, cambiando decisamente argomento, senza risultare infinitamente acida come uno yogurt scaduto: andate a votare il 4 dicembre, fate la vostra scelta di coscienza e conoscenza, non fermatevi ai meri annunci che riempiono le Tv&C.
Ci sono molteplici eventi, sia dei Sì che dei No, singoli o a doppia presenza, dibattiti, confronti: andateci e fate la vostra scelta, nel nome d’un Paese nel nome di una lealtà civica propria.

 

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