Ne abbiamo passati tanti assieme, di 28 giugno, tutti quelli tuoi.
E un giorno sei soffiato via, tra i mille venti, gonfiando la mia vela fino a strapparla.
Non hai scompigliato i miei capelli, mai.
Il controllo emotivo che era tuo, lo hai lasciato in una eredità pesante a me. Troppo.
Fino a stamane quando ancor prima di leggere la memo mai cancellata “compl. papà” sapevo già. E la vela s’è strappata.
Averti qua ora. Come avrei bisogno, ora come non mai, di quella tua presenza solida e silenziosa che intuiva i miei problemi e allo stesso tempo non ti permettevo ingerenze.
Troppi sbagli passati, che rendono ora sempre più forti le mie decisioni, convinta del tuo pensiero “libero e non schiavo”.

Questi due anni mi hanno invecchiata, tanto troppo, lo dice lo specchio al mio viso, lo dicono le persone al mio sguardo. Eppure balla ancora dentro me quello che ero.
Ci prova ogni tanto a buttar fuori l’anima, ma si svende in uno spettacolo sciocco rasente la falsità.
Lui, pur contestandolo, affrontandolo, litigandoci come due in preda alle convulsione, era la mia guida.
Lui così fortemente schivo, dentro e fuori. Io così debolmente schiva dentro, lo manifesto solo.
Due caratteri che hanno segnato gli umori in famiglia, due che facevano squadra quando uno veniva attaccato dall’esterno.
Mi manca il gioco di squadra, di chi a spada tratta cala la mia difesa, pur che la sera prima che ognuno prendesse la strada di casa proprio, a conti fatti non ci si risparmiava nel dirci cosa e dove si sbagliava.
Ho smesso di litigare con le persone da quando lui non c’è più. Lascio scorrere. Si chiama apatia? Si chiama che io di energie per gli altri non le spreco più.

Auguri papà.

sogni1

 

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