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Quante volte scivola sulla lingua con lo schiocco sul palato e lo fa proferire tra i denti?
Lago.
Un luogo, una circostanza, un sospiro.
Pronunciare la parola “lago” è il segnale di partenza di un viaggio, di attese e di emozioni.
Uno specchio che cattura il cielo nell’evoluzione dei suoi colori, che abbraccia con le sue coste alte e dure. Che  fa sentire sicura.

Lago, contenitore di piacere e di abbandono, a occhi chiusi con parole amiche che ti solleticano la mente, che ti accarezzano. Sunto di vita e di riflessioni, che posa una mano pacifica sulla mia testa e mi tranquillizza.
In riva al lago il gioco complice del sole allunga le ombre delle persone che vigilano, che nei miei difetti han trovato spunto di risate, senza giudicare.

Lago, vastità di piacere  di quella che ti scalda l’interno coscia, ti fa abbandonare la testa sul cuscino, col corpo e la mente in resa totale, mentre cola .

Quanti modi di fare mio il lago, luogo mio che ho tramandato a mio figlio, sposandone la sua natura introspettiva. Socchiude e stringe gli occhi mentre afferra il sasso che andrà a romperne la calma, in cerchi progressivi che s’allargano, come sarà il suo futuro.10626807_305109949682035_8265095967831952892_n

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