Ho fatto tardi con la vita

Disattesi troppi appuntamenti importanti che non pensavo mi avrebbero cambiata la vita.
Lo faccio ora, nell’incoscienza più assoluta.
L’ho fatto anni fa.
5, 4 anni fa, non ero così. Ero diversa, ma sempre io, calata in una parte anche bella, brillante, stacanovista, puntuale, che mai lasciava amaro in bocca agli altri.
Poi.
Ho detto nulla, fatto molto. Mi sono lanciata in un percorso sentimentale tutto mio.
Si chiama egoismo.
Eppure me lo coccolo ogni santo giorno il mio egoismo, quando gente attorno a me prova ad imbrigliarmi ancora. E allora saltello, scappo via non molto lontano, mi sposto cambiando posizione. Ma sempre io.

E’ stata una rigenerazione, sono nata una seconda volta. E ho pianto molto in quella mia solitudine che tanto avevo cercato. Ho trovato persone che me le hanno asciugate le lacrime, passando un dito sulle mie guance. Persone che non si sono limitate a questo, che non hanno profittato di quella fragilità di nuova vita. La mia.

Ho fatto tardi con la vita, e col cavolo che  me ne pento.  Ho respirato aria nuova e sporca nelle stazioni dei treni, col cuore che scoppiava dentro, correndo per non perderli. Ho imparato a non avere paura della gente, a sentirmi a casa in mezzo alla folla sconosciuta, a dar parola agli sconosciuti. Ho fatto casa mia stanze di alberghi, bettole inclassificabili, ho fatto tardi la notte nelle città poco illuminate,assorbendone ogni vibrazione. Ho memorizzato, ho ascoltato, tanto e mai troppo. Ho preso fregature e non me ne sono pentita, perché erano scelte mie.

Ho conosciuto Alice, l’avevo spinta nel suo mondo, lei m’ha ripresa e buttata nel suo.

treno
foto di LaP

 

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Scende lo spirito

Sono alla pompa di benzina, finisco di fare rifornimento e mi si avvicina uno sconosciuto che è appena uscito dal bar della stazione di servizio.
“Come va? Volevo dirti che hai due occhi che sono due mandorle”.
Lo guardo e devo alzare il viso per farlo, mi sovrasta d’un bel po’, cappello riccio rosso, occhi nocciola-verdi.
O almeno credo sia questo il loro colore, perché mi soffermo a guardagli le guance con le venette rosse in evidenza.
Sospiro, sorrido di quel sorriso aziendale di circostanza e non faccio a tempo a dire ‘a’ che lui continua “madonna santa hai un sorriso che uccide, ti guardavo prima dal bar”.

Domanda, perché quando trovo un giovine che prende coraggio nel venirmi a conoscere, questo è appena andato alla fonte a ispirarsi? Provo ad avvicinarmi per annusargli l’alito, lui fraintende ma a me non interessa quello che lui pensa.
Lui allunga la mano e la posa sul mio braccio, gliela afferro e finalmente riesco a inserire un mio discorso nel suo monologo “scusa, ma ci conosciamo?”

Non lo avessi mai fatto, che parte il disco rotto “ti pare che se ti conoscevo prima non avrei spaccato il mondo perché tu fossi la mia donna? e bla bla bla..”
Apprezzo lo spirito d’animo, seppur alcolico, ma il fatto di catalizzarne l’attenzione ci sono giorni che reggo bene, giorni no.

In vino veritas, sempre.

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