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Quante volte ci siamo chiesti se quest’epoca che stiamo vivendo è la nostra.
Di certo non la mia.
Io son convinta che una mia precedente vita l’ho vissuta tra la fine dell’800 e i primi del 900. Fino al 1920 poi basta.
E in questo arco di tempo devo sicuramente aver lasciato la mia anima a girovagare, per venire ogni tanto a tirarmi le sottane della memoria, come a dirmi “Torna”.
Ma materialmente non posso, perché fisicamente sono legata a questo nuovo millennio, troppo frettoloso, che mi sballotta da un giorno all’altro, rendendomi non nervosa, ma di più.

Io son sicura che nelle mie vene scorre the macchiato, non col latte, ma col limone. Son sicura che se guardo a fondo nel  mio armadio trovo gli abiti lunghi fino alla caviglia e corsetti.
Corsetti a non finire, che si sposano bene col mio lato velatamente trasgressivo, che ti mandano le tette a sfiorare la gola, invitanti ai pochi eletti.
Non sento memoria di altra vita passata, se non questa, dove gli animi veri e ribelli hanno lasciato l’impronta nella strada del progresso. Di quelle donne che smettevano i panni delle miti e quiete massaie di casa, con alcuna traccia di cenere del focolare sulle guance.

Siamo nuvole che migrano, siamo farfalle che sostano, siamo pensieri che stagnano.
Finché non mi ricongiungerò con la mia anima, continuerò a essere una pellegrina, che salta di nuvola in nuvola, sbattendo queste ali, rompendo lo specchio dei miei pensieri.
Intanto cerco ogni ora possibile, o manciata di minuti che fossero, per chiudere gli occhi e lasciare libera la mente di rivivere i suoi momenti migliori.

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