терпения

Dopo due giorni di agonia (ho avuto un po’ di influenza e quando mi capita, io son peggio dei maschi), sono rientrata al lavoro a pieno ritmo, dandoci dentro un bel po’, per rimettermi al pari (ma ancora non ci son riuscita) con le pratiche.

E’ che io non son capace di delegare, per precisi e motivati motivi: dover insegnare (leggasi spiegare) come svolgere il mio lavoro mi fa più male che non farmelo, non ho mai tempo di farlo, mi manca la giusta didattica per farlo.
Magari (sicuramente) ho paura che lo si faccia meglio di me (tutto può essere nella vita).
Ma.
Soprattutto non ho la pazienza, tutto qua.
Non riesco a tenere in pace la mia mente, mentre provo a spiegare cosa si deve fare, le mie dita anticipano quello che sto per andare a spiegare, afferrando i fogli e cominciando a picchiettare (a volte sventrare) la tastiera.
Ma.
E quindi, solo ieri sera tardi ho trovato il modo di andare dal dottore: o ci andavo io, o ci andava mia mamma per me.
Ancora non si capacita che sebbene io abbia passato i trentanni (è vero, giuro, come è pur vero che ho passato i venticinque, i ventisette, i trentatre etc…).
Quindi.
Ogni volta che ne esco, mi chiedo perché mai ci torno. Il mio doctor lo possiamo tranquillamente soprannominare “antibioticman”… questo il sunto di una, due, tante visite fatte in ambulatorio da lui, in questi ultimi tre anni .. (allegramente rielaborate dalla sottoscritta, perché, sebbene ai più sfugga, sono anche ironica):

-dottore ho la tosse (prendi l’antibiotico)
-dottore ho la congiuntivite (prendi l’antibiotico)
-dottore ho una trave nell’occhio (prendi l’antibiotico)
-dottore vedo gli unicorni (prendi l’antibiotico)

Potrei essere lì da lui per chiedere un semplice certificato che, son sicura, mi domanderebbe “ti prescrivo l’antibiotico?”.

Mi dispiace non essermi ricordata di chiedergli quando è il suo compleanno: perché ci terrei tanto, ma proprio tanto, regalargli un cd di Jovanotti.
(Se l’avete afferrato il significato, siete dei grandi.. ma d’altronde, siete amici o quasi miei, non potreste essere diversamente).
Viceversa, vi consiglio di prendere l’antibiotico.

 

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Liberi?

Non cedere alle provocazioni: quanti di voi ce la fanno?

Quanti di voi agiscono, sapendo di aggiungere un’ombra al vostro cuore? Come vi comportate quando vi accorgete di aver detto l’ennesima boiata populista, mentre sentite dentro voi l’animo ribelle?

Siamo e saremo nel periodo di dire quello che si pensa, agire nella propria libertà? Ma la storia ci insegna che lo siamo sempre stati. E per noi i nostri avi. Ma con tutti gli anni di cui è composta la storia, abbiam avuto l’estro di trovare il peggio, anziché il meglio.

Affrontiamo le nostre persone battaglie, convinti che siano le battaglie di tutti?

Ci sta: siamo liberi, no? Liberi di pensare e di agire.

Ma il punto non è questo. Il punto è che non gliene frega a nessuno di cosa pensiamo, di quali siano i nostri punti di forza. Perché ciascuno, nel proprio animo, si pensa migliore dell’altro. Perché molti si danno per vinti, additando con fare accusatorio, il forte che lo sta prevaricando. Perché molti di noi, muoiono sapendo che il loro momento di gloria non verrà mai. E si dannano le giornate a cercarlo, a mendicarlo.

Ci ergiamo a paladini di ideali, che spesso sono utopie? Non importa: l’importante è agire. No, scusate, ho sbagliato verbo: l’importante è apparire.

Emergere, è un verbo che ho sentito spesso nella mia vita: “devi emergere” inteso come ti devi distinguere dalla massa. Impositivo. Ma a me la massa piace, mi accoccola, mi fa stare tranquilla. La mia natura non è fatta per scalpitare, per sgomitare.

Mi piace l’ombra, mi da vantaggio: non essere osservata è un mio punto di forza. Spingo le persone a non prendere considerazione di me, investendo il loro tempo nel palesarmi le loro prodezze, i loro obiettivi. I loro fantasmi.

Perché si sa, tutti noi abbiamo i nostri punti deboli. Ma che fare quando ti si presenta l’occasione di portare a tuo vantaggio un difetto altrui? E’ la miseria umana, che mi ha contagiato in passato, che mi ha spinta a metter a frutto il mio guardare, annotare.

Eppure, me ne pento. E’ servito a nulla, perché il mio mondo non è cambiato, chissà se mai cambierà.

Sì lo so, sono comportamenti meschini. Ma cosa si può pretendere dalla vita? Ah sì giusto: bisogna condurre una vita retta, dedicarla all’amore, al sacrificio.

Ma comincio ad avere una certa età, la posizione a novanta comincia a crearmi dolori alla schiena. D’ingoiare son stufa, sebbene mi si viene a dire che sarebbe una pratica guardata con benevolenza dall’altra metà del cielo.

Esser padroni di se stessi: un lusso che pochi, veramente, al giorno d’oggi possono permettersi. E son sicura che nelle mie conoscenze, me compresa, non annovero persone che si possano definire tali.

Non saremo mai liberi, salvi i nove (chi più, chi meno) mesi di gestazione nell’utero materno.

Tranquilli, domani sarò (sicuramente) più positiva: è solo che stanotte ho sognato mio papà. Presente nella mia vita in modo autoritario, quasi rasente alla rottura, ora pure dall’aldilà (o altrove) mi condiziona il sonno, che poi si ripercuote nel giorno.

E’ solo che lui mi manca, ma molto e mai come in sto periodo avrei bisogno del suo modo di essere. Che è stato. E che io mai potrò essere.

 

 

 

2016

Motivi per cui dovrei farmelo piacere

  • Mi allontana sempre più dal 2014.
  • E’ bisesto.
  • Stando alle chiacchiere astrali, il mio segno, previo inchini a Saturno e Giove, sta messo bene, a partire da Settembre.

Quindi sto tranquilla no? Ho tempo fino ad Agosto per combinare casini e fare pasticci e giustificare le ingiustizie che mi capiteranno. Poi dal 01.09, non avrò più scusanti, dovrò beatamente lasciarmi travolgere dalla luce delle stelle.

Ora.

Mi chiedo: può una stella farsi inondare di luce stellare? E’ questo che mi fa pensare di sti giorni. Cosa mi capiterebbe? Luce contro luce? il Buio?

Siamo appena al 8 Gennaio 2016 e.

E non me ne rendo conto, tutto qua. I giorni scorrono, anonimi, sto riducendo la mia vita sociale allo stremo, sto andando alla deriva guardando le spiagge allegre e spensierate allontanarsi sempre più.

In battuta ieri ho detto (ho scritto altrove) che il peso dell’aureola comincia a farsi sentire. Che su questa terra c’è alcun piedistallo degno di me.

In sunto, a dire cazzate non son di primo pelo. Perché se un giorno mai vi capitasse d’esser giù, d’aver giornata noiosa o pensierosa, chiamate me, la buffona di corte. Che trincera i suoi pensieri grazie al sorriso, che svicola discorsi grazie a battute sciocche.

Ma i pensieri restano. Eccome restano. Così li prendo e li metto dentro le borse che stanno sotto i miei occhi.

Eppure.

Lo sentite pure voi il pulsare del cambiamento? La svolta? Quell’onda che vi travolgerà? Il problema è sapere se nel bene o nel male.

Vorrei essere padrona del senno di poi, sapere la risposta ancor prima di formulare la domanda. Conoscere senza pensare. Si può?

 

Che progetti avete fatto per questo nuovo anno? Avete già fissato o quanto meno state pensando a dove andare in ferie ad Agosto?

Avete già riservato il miglior tavolo in quel ristorantino carino, dove portare la vostra dolce metà il 14 di febbraio?

E il lunedì dell’Angelo? Che farete?

Vi siete già segnati la data di quella mostra al Museo che tanto aspettavate?

Avete pagato le bollette l’altro ieri? Siete propensi a mandare i vostri figli ai campi estivi? E la bomboniera della cresima per la bimba, l’avete scelta?

Il nostro futuro, anche più prossimo, è un costante punto interrogativo, dalle forme arrotondate quasi amichevoli, ma pur sempre un dilemma sulle nostre intenzioni.

Eppure, se non avessimo sogni o desideri, cosa faremo? Cosa saremo?

Voi, credete alla reincarnazione? E se sì, a che pro? Ammesso e concesso che ora ciascuno di noi stesse vivendo la n° Y vita, perché non ci ricordiamo delle vite precedenti? Quindi a che pro, rigenerarsi? Non sarebbe meglio stampare il nostro nome del firmamento e chi s’è visto s’è visto?

Credete ai giochi d’azzardo? Ai gratta&vinci? Alle lotterie? Credete in un Dio o chi per esso?

A che pro, mi chiedo.

Sì, ho fatto un progetto per quest’anno.  A dire il vero è stata una folgorazione di stamane, mentre stavo guidando per andare a lavorare.

Proposito del 2016: amare me stessa, come merito.

Questo implicherà (il condizionale è un’ottima ancora) generare sofferenza.  Ma non sarà un gesto improntato nella malafede. No.

C’è bisogno di più Poesia nella mia vita, tutto qua.