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Se ne stava seduta sulla sabbia, calda, fronte mare. E dire che a lei è sempre piaciuto il lago. Un lago che l’ha accolta in ogni suo momento, bello o meno bello.

Però a lei, piace sentire l’effetto cotto sulla pelle, quella sensazione (limite al fastidioso) della pelle che brucia, esposta totalmente al sole.

Ora se ne sta seduta al pc, a rivedere quella foto d’una estate di tempo fa, con le considerazioni del caso, rimuginando sulle scelte prese o non prese, che l’hanno portata sin qua.

Vorrebbe, ora, tornare a quel giorno, dove il fastidio più grande trovava il suo perché nel camminare a saltelli sulla sabbia calda, cercando il minimo contatto con la pianta dei piedi. Vorrebbe, ora, poter entrare in mare e lasciare il resto vicino al suo telo da mare, al suo zainetto.

E non può. Ha cognizione d’una realtà andata persa, d’una occasione lasciata fuggire.

Il suo paradosso, i suoi luoghi. Quanto raccoglimento trovava al lago, quanto nervosismo accumulava al mare. E lei stava nel mezzo.

Dire che ami il sole, è troppo spicciolo, un sole che marchia la sua pelle, la colora, le fa assumere le sembianze d’una nocciolina. Ma le noccioline se le mangiano gli elefanti. E lei non vuole sentirsi cibo, da gettare da uno spalto sporco di non si sa quale circo ambulante.

Dire che ami l’acqua, è rasente la bestemmia. Lei la teme, ma i tabù sono la forza gravitazionale della maggior parte delle persone. Non entra mai a modo nell’acqua, tastandone le temperatura. No, lei ci corre incontro e si butta dentro, schizzando chi le sta vicino. Aspettando l’impatto con la pancia.

Perché tanto ha fatto di pancia. Se avesse usato di più il cervello, forse, sarebbe stato meglio.

Vorrei essere come lei, ma ogni volta che ci provo, capita un qualcosa che mi rimette a cuccia. E con questo non voglio dire che io vivo col cervello, perché se così fosse, non starei rimuginando di fronte al pc, a questa mia foto, vecchia d’una manciata di anni, ma che ha un eco così vintage nella mia testa.

2013-07-28 14.52.39

 

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