Ti insegno come sprecare centoventi secondi

Ho l’insana abitudine di invadere le vite altrui, finché queste vite ne hanno bisogno.

Poi mi eclisso.

E non c’ho la buona grazia sul farlo: prendo e vado. Come cambiare treno, anzi no. Faccio scendere i passeggeri e riparto col mio treno.

Tutto ciò nasce da un ricordo vecchio di quattro anni. Altro blog, altra storia insomma.

Conosciuta una ragazza, che diffidava di me: mi girava al largo insomma. Finché un giorno mi trovai in posta una sua email, dove in parole spicce diceva pressapoco così “hai un modo di fare che mi allerta, ma ci terrei a conoscerti meglio”.

Sempre saputo d’aver l’animo latente d’una sirena (con allarme incorporato) in me, ma la gente non lo capisce. Si sofferma superficialmente. Nulla di strano, lo faccio pure io con chi mi pare.

Insomma amicizia, o conoscenza che dir si voglia, nata dal suo vivere in gabbia: una situazione familiare che le andava stretta, che l’aveva portata a beccolare oltre il piatto gustoso del di lei marito.

Cosa la convinse a confidarsi con me? Ancora non lo so, a volte capita che a naso ti fidi di chi non conosci. O hai bisogno di fidarti e chissenefrega se sarà la persona giusta? Questa regola non vale per me: troppo restia a confidare i miei segreti o pensieri, fatta eccezione per una sola persona.

Tornando alla tipa, insomma: è stata una bella confidenza, quella che s’era creata. Una sorta di alleanza, che però valicò i normali confini.

E in malo modo io ho chiuso, con poche righe, del tipo “per me, finisce qua”.

Sono indifendibile, lo so, ma reagisco male alle dipendenze altrui. Con lei mi sono sentita soffocata, quando mi disse di considerarmi parte della sua famiglia (famiglia che io non conoscevo). SI era fatta mille programmi suoi, che includevano pure me.

L’esser data per scontata, è il mio tallone d’Achille;  gestisco meglio, molto meglio, la mancata considerazione che si può avere nei miei confronti.

In sunto, oggi mi ritrovo per le mani un appunto suo, vecchio di quattro anni e sì, mi pento un po’ di come ho troncato, ma non di averlo fatto.

E poi, quel periodo, coincideva con la ricerca del mio born free. Ricerca faticosa, pagata un tantino cara: e quando sto in modalità “quello è il mio obiettivo”, vuoi per caso fortuito, vuoi perché qualche buona stella brilla in cielo per me, ci arrivo, ma non devo avere ostacoli.

Ora, so che tutto questo può dare di me l’immagine di una persona egoista, ebbene sì, lo sono. Non me ne vanto, ma nemmeno posso far finta di non prendere coscienza di ciò che sono.

E ogni qualvolta avviso le persone “con me ti fai male”, sospiro all’ennesima risposta fatta con lo stampino “tu?? ma figurati”. Tanto poi lo so che accadrà. Amen.

La vita è una sola, ho una libertà sola e me la difendo. Mi infastidisco facilmente a perder tempo: come te, che stai leggendo, ti rendi conto che hai sprecato due minuti della tua esistenza? Mentre potevi prendere in mano il telefono e fare quella benedetta telefonata? Potevi davvero farlo e non sarà la stessa cosa se ripiegherai in un secondo momento.

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12 pensieri riguardo “Ti insegno come sprecare centoventi secondi

  1. A dire il vero, credo di averne sprecati anche di più )ho il vizio di rileggere anche più volte una stessa frase…. so tardo 😉 ).
    la tua modalità talebana è orami rinomanta, che per certi aspeti è anche positiva (evita inutili strascichi), ma delle volte volte la trovo autodistruttiva. Però…. al contrario di quanto possa sembrare, te già pensi troppo, se qualche volta talebanizzi, ci può pure stare.

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    1. se potessi fare a tavolino, sarei meno talebana e drastica nelle mie decisioni.
      è che mi salta la mosca al naso e non rifletto, ovvero metto in pausa le ragionevoli riflessioni e agisco.
      è che di fondo, son convinta, che dentro ciascuno di noi c’è lo spirito di sopravvivenza: è questo che ci guida nell’impulso, cercando di fare a noi stessi meno danni possibili.
      ed è da mettere in conto che si lasceranno vittime a terra.
      ma c’est la vie.

      un giorno corre il topo, un giorno corre il gatto.

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  2. Oddio, io ci ho messo qualche minuto di più, ma tanto non ho nessuno da chiamare. Che faccio chiamo te? Oh no hai detto che non è la stessa cosa se si ripiega in un secondo momento 😛

    Sister scherzi a parte, nessuno (e dico nessuno) e indenne da egoismo e dal ferire, c’è chi ne è consapevole e chi no. Tutto qui. Poi la vita è mutamento e se qualcuno ci vuole inchiodare a un muro, si tende a volare via (chi più velocemente, chi più lentamente).

    Vorrei anche dirti che sei troppo integralista a volte, ma poi mi dico “da che pulpito viene la predica” e niente allora mi sto zitta, vai bene così anche se a volte vai presa con le pinze 😉

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    1. Mi rapporto spesso e volentieri con le persone in modalità “cuscinetto”: cerco di farmi andar bene persone e situazioni. Ovvero lascio credere che sia così.
      E il bello è quando agisco in maniera estrema, senza un perché caldo e motivato, avrei anche fatica a dar conto nelle spiegazioni.
      Ma ho imparato, che le spiegazioni, non sempre servono, non sempre son richieste.
      Ma di sicuro a mente lucida e fredda, saprei anche trovarle.

      Di fondo, siamo un po’ tutti da prendere con le pinze: dipende il risultato che si vuol portare a casa.

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