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L’altra sera, son passata di corsa in biblioteca, per ritirare un libro che avevo prenotato.

Era l’ora di chiusura e sia mai che non ti trovi in coda, avanti a te  il pensionato che reclama, alle 18.50 di sera. Ma di giorno gli pareva brutto andarci?

Vabbé, altro non puoi che aspettare no? Ti guardi in giro, leggi il manifesto della mostra di formaggi che si terrà (perché non chiedevi altro, a pochi minuti dalle 19:00, di sapere sta cosa), conti la fila di piastrelle che separano te al bancone, guardi i muri, il soffitto, dondoli sui piedi, di lato, avanti e indietro. E’ una sorta di resa psicologica, finché lo sguardo viene attirato da un piccolo volantino, stampato su carta arancione.

Mette allegria l’arancione, di solito, no? Quindi lo prendo in mano, per trovare un alleato contro la sonnolenza che mi sta vincendo.

E.

Quesito del volantino “Che libro saresti?”. Non proseguo nel leggere la tematica, non mi interessa già più.

Già sto con la mente dentro a quel libro che io sarei (è d’obbligo il condizionale).

Questo.

Perché lei, è il mio esatto opposto, in tutto e per tutto.

Punto.

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