Cresciuta in una terra, dove la religione stava incollata alla pelle, come l’alga fastidiosa di un mare sporco.

Eppure non odio la religione che m’è stata affibbiata fin da piccola, eppure non la pratico. Perché trovo inutile sdoganare una cosa, se di fondo, in sta cosa non ci credo. Ma certe volte, hai dei momenti involontari di crisi, l’abitudine vecchia che è in te, ti fa rivolgere un insieme di parole rivolte a sta divinità che non c’è.  O c’è?

I cori delle bestemmie sono aumentati, sono un gergo di uso così comune, ma: perché? Che senso ha? Come chi rivolge una preghiera, tanto quanto chi bestemmia, nulla avrà, se non ci crede o se rifiuta il credo, no?

Sono giorni, mesi, tempi, di così poca carità. Tutti racchiusi nel proprio momento personale, duro o meno duro che sia, a volte così felici di vedere chi sta peggio di noi. Perché finché soffri tu, non soffro io.

Sta aumentando il popolo dei buonisti, in quale Credo non so, eppure tutti così bravi a spendere due parole per i meno forti, per coloro che perdono, per coloro che sentono inferiori a se stessi.

E’ questo essere caritatevole? Fare proclami pubblici, con foto di bimbi piccoli, sofferenti.. palesare la propria attitudine verso i più deboli, sprecare un pensiero verso le loro sofferenze. Ma poi? Spegni il pc, soddisfatto del tuo scritto, di quanto sei stato partecipe al loro dolore, tramite due o tre o quattro frasi strappacuore, te ne torni a casa e ti ingozzi di cibo e alcol fino al vomito?

Pensavo che la carità fosse implicitamente silenziosa. E vera.

Penso sempre male, credo. immagine tratta dal web

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